Ricorre oggi il decimo anniversario della morte del Dottor Carl Sagan, definito il miglior educatore scientifico del mondo del ventesimo secolo. Ha raggiunto le menti di centinaia di milioni di persone e ha ispirato generazioni di giovani a dedicarsi alle scienze. In questa circostanza, il figlio Nick e la Cornell University hanno deciso di dedicargli una "blog-a-thon". Questo è il mio contributo: una traduzione di quello che è il suo brano più famoso. Leggetelo con attenzione. La versione originale dell'introduzione appare sul sito della Planetary Society e invece il testo appare sul libro "Pale blue dot" di Carl Sagan.
Fu un'idea di Carl Sagan quella di girare la fotocamera del Voyager all'indietro, verso il pianeta che aveva lanciato la sonda, in modo da rivelare agli abitanti di quel pianeta la loro "vera circostanza e condizione." Dopo molta resistenza, il Dott. Sagan ebbe la meglio e il 14 Febbraio 1990, da una distanza di 6,4 miliardi di chilometri, Voyager 1 catturò questa immagine della nostra Terra. Qui il mondo intero riempe solo 0,12 pixel e appare come un minuto spicchio di luce. I raggi di luce apparenti non sono raggi del sole, ma un effetto della diffrazione nelle lenti della fotocamera, il risultato di averla puntata così vicino al Sole. Ora una delle nostre fotografie più famose mai scattate dallo spazio, questa prospettiva di umiltà della nostra amata casa è parte dell'incommensurabile testamento del Dott. Sagan.

Guardate ancora quel puntino. E' qui. E' casa. E' noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sè, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì - su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole.
La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinchè, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii.
Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastitudine, non c'è nessun'indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte.
E' stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilita di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.
Carl Sagan, "Pale Blue Dot"